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1 (1760) (1760)
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188
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188DELL'ENEIDEPer le ſcene imperverſa, e furioſoVede fuggendo la ſua madre armataDi ſerpenti, e di faci, e'n ſu le porteLe furie ultrici. Or poiche la meschinaFu da tanto furor, da tanto affannoAppresa, e vinta, e di morir disposta,Divisò fra se stessa il tempo, e'l modo:Ed Anna siccom' era afflitta, e mesta,A se chiamando; il suo fiero consiglioCelò nel core, e nel sereno voltoSpiegò gioja, e speranza. Anna, dicendo,Rallegrati con me, ch'al fin trovatoHo com'io debba, o racquistar quell'empio,O ritormi da lui. Nel lito estremoDe l'ocean là dove il sol si corca,De l'Etiopia a l'ultimo confino,E presso a dove Atlante il ciel sostiene;Giace un paese ond'ora è qui venutaUna sacerdotessa incantatrice,Che massila di gente, è stata poiDel tempio de l'Esperidi ministra,E del drago nudrice, e de le pianteDel pomo d'oro guardiana un tempo.Questa d'umido mele, e d'obliosi