164 DELL'ENEIDEVenere che ben vide ove miravaIl colpo di Giunone; e che l'occultoSuo bersaglio era sol, con questo avvisoDistor d'Italia il destinato impero,E traſportarlo in Libia; incontro a leiCosì scaltra rispose: e chi sì folleSarebbe mai, ch'un tal fesse rifiuto,Di quel ch'ei piu desia? Per teco averne,Teco, che tanto puoi, gara, e tenzone,Quando ciò, che tu dì possibil fosse?Ma non so che si possa, ne che'l fato,Ne che Giove permetta che due gentiDiverse, come son tirj, e trojani,Una ſola divenga. Tu conſorteGli sei, tu ne'l dimanda, e tu l'impetra:Ch'io per me, me n'appago. Ed io (soggiunseGiuno) sopra di me l'incarco assumo,Ch'ei ne'l consenta. Or odi brevementeIl modo, ch'a ciò far gia ne si porge.Tosto che'l sol dimane uscirà fuori,Uſcir ancor l'innamorata DidoCol trojan Duce a caccia s'apparecchia.Ove opportunamente a la foresta,Mentre de' cacciatori, e de' cavalli
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