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1 (1760) (1760)
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158
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158DELL'ENEIDETutta notte ne penſa, e mai non dorme.Sorgea l'aurora, quando ſurſe anch'ella:Cui le piume parean gia stecchi, e spini;E con la sua diletta, e fida suoraSi ristrinse, e le disse: Anna sorella;Che vigilie, che ſogni, che ſpaventiSon questi miei! Che peregrino è questo,Che qui novellamente è capitatoVedes' tu mai grazioso aspetto?Conoscesti unqua il piu saggio, il piu forte,E'l piu guerriero? Io credo, e non è vanaLa mia credenza, che dal ciel discendaVeracemente. L'alterezza è segnoD'animi generosi. E che fortune,E che guerre ne conta! Io se non fusse,Che fermo, e stabilito ho nel cor mio,Che nodo marital piu non mi stringa,Poiche'l primo si ruppe: e se d'ognunoSchiva non fossi; solamente a luiForse m'inchinerei. Ch'a dirti 'l veroAnna mia, da che morte, e l'empio frateMi privar di Sicheo; sol questi ha mossoI miei sensi, e'l mio core. E solo in luiConosco i segni de l'antica fiamma.