38 DELL'ENEIDECon immenso bollor fino a le stelle.Scilla dentro a le sue buje caverneStassene insidiando: e con le boccheDe' suoi mostri voraci, che disteseTien mai sempre ed aperte, i navigantiEntro al suo speco a se tragge, e trangugia.Dal mezzo in su la faccia, il collo, e'l pettoHa di donna, e di vergine. Il restanteD'una pistrice immane, che simìliA' delfini ha le code, a i lupi il ventre.Meglio è con lungo indugio, e lunga voltaGirar Pachino, e la Trinacria tutta:Che, non ch'altro veder quell'antro orrendo,Sentir quegli urli spaventosi, e fieriDi quei cerulei suoi rabbiosi cani.Oltre a ciò, ſe prudenti, ſe fedeliSembrar ti può, che sian d'Eleno i detti,E se scarso non m'è del vero Apollo;Sovr'a tutto io t'assenno, ti predico,Ti repeto piu volte, e ti rammento,La gran Giunone invoca: a Giunon votiE preghi, e doni, e sacrificj offriſciDevotamente: chè, lei vinta, al fineTerrai d'Italia il desiato lito.
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