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1 (1760) (1760)
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110DELL'ENEIDEE ne la Frigia stessa, a piè d'AntandroNe' monti d'Ida a fabbricar ne demmoLa noſtra armata, non ben certi ancoraOve il ciel ne chiamasse, e qual'altroveNe desse altro ricetto. Ivi le gentiD'intorno accolte, al mar ne riducemmo,En imbarcammo al fine. Era de l'annoLa stagion prima, e i primi giorni a pena;Quando ſciolte le ſarte, e date a' ventiLe vele, come volle il padre Anchise,Piangendo, abbandonai le rive, e i porti,E i campi, ove fu Troja. I miei compagniMeco traendo, e'l mio figlio, e i miei numiA l'onde in preda, e de la patria in bando.E de la Frigia incontro un gran paeseDa' traci arato, al fiero Marte additto,Ampio regno, e famoso, e seggio un tempoDel feroce Licurgo. Ospiti antichiS'eran traci, e trojani: e fin ch'a TrojaLieta arrise fortuna, ebbero entrambiComuni alberghi. A questa terra in primaDrizzai'l mio corso. E qui primieramenteNel curvo lito con destino avversoUna città fondai, che dal mio nome

IIER