IVII.
LIBRO SECONDO.Non vedranno gia me dardania prole,E di Priamo figlia, e nuora a Venere,Ne donna lor, ne di lor donne ancella:Chè la gran genitrice de gli DeiAppo ſe tiemmi. Or il mio caro JuloNostro comune amore, ama in mia vece,E lui conserva, e te consola. A Dio.Così detto; disparve. Io che dal piantoEra impedito, ed avea molto a dirle;Me l'avventai, per ritenerla, al collo.E tre volte abbracciandola; altrettante,Come vento stringessi, o fumo, o sogno,Me ne tornai con le man vote al petto.E così ſcorſa, e conſumata indarnoTutta la notte; al poggio mi ritrassiA' miei compagni: ove trovai con moltaMia meraviglia d'ogni parte accoltaUna gran gente, un miserabil volgoD'ogni età, d'ogni sesso, e d'ogni grado,A l'essiglio parati, e'nsieme addittiA seguir me, dovunque io gli adducessiO per mare, o per terra. Uſcia gia d'IdaLa matutina stella; e'l dì n'apria;
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