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1 (1760) (1760)
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106
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106DELL'ENEIDEPiu ripenſar ſapendo; oſai dolenteGridar per le vie tutte: e benche in vano,Mille volte iterai l'amato nome.Mentre così tra furioso, e mestoPer la città in aggiro; e senza fineLa ricerco, e la chiamo: ecco d'avantiMi si fa l'infelice simulacroDi lei maggior del solito. StupiiM' aggricciai, m'ammutj. Prese ella a dirmiE conſolarmi. O mio dolce conſorteA chè folle affanno? A gli Dei piaceChe così segua. A te quinci non leceDi trasportarmi. Il gran Giove mi vietaCh'io sia teco a provar gli affanni tuoi.Chè soffrir lunghi essiglj, arar gran mariTi converrà pria, ch'al tuo seggio arrivi.Che fia poi ne l'Eſperia, ove il tirrenoTebro con placid'onde opimi campiDi bellicoſa gente impingua, e riga.Ivi riposo, e regno, e regia moglieTi ſi prepara: or de la tua dilettaCreusa, signor mio, piu non ti doglia;Ch'i dolopi superbi, o i mirmidoni

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