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1 (1760) (1760)
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104
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104 DELL'ENEIDENe per vederla io mi rivolsi mai:Ne mai me ne sovvenne, infin che giuntiDi Cerere non fummo al sacro poggio.Ivi ridotti, ne mancò di tantiSola Creusa; oimè con quanto scornoE con quanto dolor del suo consorte,E del figlio, e del suocero, e di tutti!Io chè non feci allora, e chè non dissi?Qual de gli uomini (folle) e de gli DeiNon accusai? Qual vidi in tanto eccidioO ch'io provassi, o ch'avvenisse altrui,Caso piu miserando, e piu crudele?Qui mio figlio, mio padre, e i patrj numiLascio in guardia a' compagni. Ed io de l'armiPur mi rivesto: e'ndietro me ne torno,Disposto a ritentare ogni fortuna,A cercar Troja tutta, a por la vitaAd ogni ripentaglio. IncominciaiIn prima da le mura, e da la portaOnd' era uſcito, e le vie ſteſſe, e l'ormeRipetei tutte, per cui dianzi io venni:Gli occhj portando per vederla intenti.Silenzio, solitudine, e spavento