92DELL'ENEIDEAd ogni ingiuria esposta. Allora indietroMi volsi, per veder, che gente mecoFosse de' miei seguaci. E nullo intornoPiù non mi vidi. Chè tra stanchi, e morti,E feriti, e storpiati, altri dal ferro,Altri da le ruine, altri dal foco;M' avean gia tutti abbandonato. In sommaMi trovai solo. Onde smarrito, errando,E d'ogn intorno rimirando, al lumeDel grand'incendio: ecco mi s' offre a gli occhjDi Tindaro la figlia: che nel tempioSe ne stava di Vesta, in un reposto,E secreto ridotto ascosa, e cheta.Elena dico, origine, e cagioneDi tanti mali: e che fu d'Ilio, e d'ArgoFuria comune. Onde comunementeE de' greci temendo, e de' trojani,E de l'abbandonato suo marito,S' era in quel loco, e'n se stessa ristrettaConfusa, vilipesa, ed abborritaFin da gli stessi altari. Arsi di sdegno,Membrando, che per lei Troja cadea.E'l suo castigo, e la vendetta insiemeDe la mia patria rivolgendo: adunque
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