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1 (1760) (1760)
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lla perne

LIBRO SECONDO.L'estremo fine indarno ci predisse.E noi di sacra, e di festiva frondeVelammo i tempj il dì (miseri noi)Che de' lieti dì nostri ultimo fue.Scende da l'ocean la notte intanto,E col suo foſco velo involve, e cuopreLa terra, e'l cielo, e de' pelasgj insiemeL'ordite insidie. I teucri a i loro alberghiA i lor riposi addormentati, e quetiGiacean securamente. E gia da TenedoA l'usata riviera in ordinanzaVer noi ſe ne venia l'argiva armata,Col favor de la notte occulta, e cheta;Quando da la ſua poppa il regio legnoNe diè cenno col foco. Allor SinoneChe per nostra ruina, era da noi,E dal fato maligno a ciò serbato,Accostossi al cavallo: e'l chiuso ventreChetamente gli aperse. E fuor ne trasseL'occulto agguato. Uſciro a l'aura in primaI primi capi baldanzosi e lieti,Tutti per una fune a terra scesi:E fur Tisandro, e Stenelo, ed Ulisse,Atamante, e Toante, e Macaone,E iiij

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