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1 (1760) (1760)
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66DELL'ENEIDEAllor gridando indovinò Calcante,Che fuggir ſi doveſſe, e toſto a' ventiSpiegar le vele. Che di Troja in vanoEra l'assedio, se con altri augurD'Argo non si tornava un'altra volta;E de la Dea non si placava il nume,Ch'or (per ciò fare) an seco in Grecia addotto.Onde giunti a Micene, incontinenteSi daranno a diſpor l'armi, e le genti,E gli Dei, che gli aiti, e gli accompagni:Poi ripassando il mar con maggior forzaDi nuovo assaliranvi, e d'improviso.Così Calcante interpreta, e predice.Or questa mole, che tant'alto sorge,Qui per conſiglio di Calcante è poſtaIn vece del Palladio, e per ammendaDel nume offeso; a bello studio intestaDi legni così gravi, e così grandi,Ed a sì smisurata altezza eretta,A fin, che per le porte, entro a le muraQuinci addur non si possa; ove per segnoE per memoria poi del nume anticoRiverita da voi, sacrata, e colta,Sia ricovro, e tutela al popol vostro.