DELL'ENEIDE48E quando Dido al suo real convitoRiceveratti: e, come a mensa fassi,Sarà bevendo, e ragionando allegra;Quando (come farà) corteſe in gremboTerratti, abbraccieratti, e dolci baciPorgeratti sovente; a poco, a pocoIl tuo foco le spira, e'l tuo veleno.Al voler de la ſua diletta madrePronto mostrossi, e baldanzoso AmoreE gittò l'ali, ed in un tempo l'abito,E'l sembiante, e l'andar prese di Julo.Ciprigna intanto al giovinetto AſcanioTale un profondo, e dolce sonno infuse,E'n guisa l'addattò, che agiatamenteIn grembo lo si tolse: e ne la cimaDe la ſelvoſa Idalia, entro un ceſpuglioDi lieti fiori, e d'odorata persa,A la dolce aura, a la fresc'ombra il pose.Cupido co' ſuoi doni allegramentePer far quanto gli avea la madre imposto,Con la guida si pon d'Acate, in via.Giunse, che giunta era Didone a puntoNe la gran sala, che di fini arazzi,Di fior, di frondi, e di festoni intorno
Era