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spette1 sorte
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LIBRO PRIMO.Venne come dal cielo a cader giu.Pendono or questi, or quelli a l'onde in cima:Or a questi, or a quei s'apre la terraFra due liquidi monti, ove l'arenaNon men ch'a i liti si raggira, e ferve.Tre ne furon dal Noto a l'are spinte:Are chiaman gli ausonj un sasso alpestroDa l'altezza de l'onde allor celato,Che ſorgea primo in alto mare altiſſimo:E tre ne fur dal pelago a le Sirti(Miserabile aspetto!) ne le seccheTratte da l'Euro, e ne l'arene immerse.Una che'l carco avea del fido OronteCon le genti di Licia, avanti a gli occhjDi lui perì. Venne da Borea un'onda,Anzi un mar, che da poppa in guisa urtolla,Che'l temon fuori, e'l temonier ne spinse;E lei girò sì, che'l suo giro stessoLe si fe' sotto, e vortice, e vorago:Da cui rapita, vacillante, e china,Quasi stanco paleo tre volte volta;Calossi gorgogliando, e s'affondò.Gia per l'ondoso mar disperse, e rareLe navi, e i naviganti si vedevano:A*