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1 (1760) (1760)
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DELL'ENEIDED'abissi, e di caverne. E moli, e montiLor ſopra impoſe. Ed a Re tale il frenoNe diè; ch'ei ne potesse or questi, or quelliCon certa legge, o rattenere, o spingere:A cui d'avanti l'orgoglioſa GiunoAllor umile, e supplichevol disse;Eolo (poichè 'I gran Padre del cieloA tanto ministerio ti proposeDi correggere i venti, e turbar l'ondeGente inimica a me, mal grado mioNaviga il mar Tirreno: E giunta a vistaE gia d'Italia, al cui reame aspira.E d'Ilio le reliquie, anzi Ilio tuttoSeco v'adduce, e i suoi vinti Penati.Sciogli, ſpingi i tuoi venti, gonfia l'onde,Aggiragli, confondigli, sommergigli,O dispergigli almeno. Appo me sonoSette, e sette leggiadre ninfe, e belle,E di tutte piu bella, e piu leggiadraE Dejopea. Costei voglio io per mertoDi ciò, che sia tua sposa, e tu che secoDi nodo indissolubile congiunto,Viva lieto mai sempre, e ne divengaPadre di bella, e di te degna prole.