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1 (1760) (1760)
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DELL'ENEIDEChe pria da Troja per destino a i litiD'Italia, e di Lavinio errando venne.E quanto errò, quanto sofferse, in quantiE di terra, e di mar periglj incorse:Come il traea l'insuperabil forzaDel cielo, e di Giunon l'ira tenace.E con che dura, e sanguinosa guerraFondò la sua cittade, e gli suoi DeiRipose in Lazio: onde cotanto crebbeIl nome de' latini, il regno d'Alba,E le mura, e l'imperio alto di Roma.Musa, tu che di ciò sai le cagioni,Tu le mi detta. Qual dolor, qual'ontaFece la Dea, ch'è pur donna, e ReginaDe gli altri Dei nequitosa, ed empiaContra un pio? Qual suo nume l'esposePer tanti casi a tanti affanni? Ahi tantoPossono ancor la su l'ire, e gli sdegni!Grande, antica, poſſente, e bellicoſaColonia de' fenicj era Cartago,Posta da lunge incontr'Italia, e'ncontraA la foce del Tebro, a Giunon cara, che le fur men care, ed Argo, e Samo.Qui pose l'armi sue: qui pose il carro: