VITE476stero delle monache Turchine, e moltissimo altrove, chenon credo necessario a rammentare. Presa in tanto mogliev'ebbe due figli, che gli allevò civilmente, ed ancorchèavesse fatto qualche acquisto era così innamorato della pro-fessione, che sin da quando li mandò ad imparare a leggere,e a scrivere destinato avea d'applicarveli. Feceli perciò, cre-sciuti che furono, istruir nel disegno, e volle che onninamen-te prendesser poi il mazzuolo, e lo scarpello. Nè dir si puòquanto godeva nel vederveli abilitare, e con quanta facilitàsi distaccò dal mondo nel vederveli abilitati quando ne' 14.di Marzo de' 1681. lo dovè per sempre abbandonare. Loche non seguì senza estremo lor dolore, e ne dettero sicuricontrassegni, e colla pompa dell'esequie, che gli fecero inS. Niccola in arcione, e colla lapide sepolcrale, che coll'epitassio, che ora riporterò, vi collocarono.D. O. M.Isto sub lapide insignis requiescitLapicidaFranciscus Fancellus.Qui ab una lapidum duriticFragilem suae vitae cursumEdidicitHoc mirumQuod qui multis scalprorum visus est communicariUnico mortis ictuVitam quam hauseratPerdideritAetatis suae LIV.XIV. Martii Salutis vero MDCLXXXI.Jacobus, & Carolus FancellusEjus filiiLacrymis posuereSibi, & suorum posterisSepulcrum condiderunt.Mori
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