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Cento favole morali de i più illustri antichi, & moderni autori greci, & latini ...
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234E supplicando à lei, che de la uitaDon gli facesse; udi da quella, ch'essaNon potea farlo con ragione alcuna,Sendo egli un Topo, la cui specie sempreDe la ſua propria fu crudel nimica:Onde rispose il Vespertiglio alibora,Ch'ella prendea di ciò non lieue errore:E l'ale à lei mostrando aperte, e larghe,Con cui per l'aria si leuaua à uoloSpecie d'augello esser prouaua, e maiNon essersi alcun Topo in parte alcunaTrouato adorno di ſi nobil dono.La Donnola non seppe allora qualeRisposta dargli, e gir lasciollo anch'essa.osi due uolte d'un periglio stessoEgli si tolse con ragion diuersaOgni uolta saluandosi la uita.Cosi l'uoni sauio e di prudenza adornoFar dee qualunque uolta ſi ritrouaDel proprio stato in gran periglio posto:E secondo il bisogno e l'occorrenzaCangiar nell'oprar suo sermone e stile:E seruirsi hor di questa, hora di quellaForma di ragionar, che piu ricercaLa propria occasion di sua saluteNe i simili accidenti, e ne i diuersi.Chi brama di schiuar vario periglio,Vsi vario parlar, vario consiglio.