274Deliberossi di pregar la Vite,Che'l Dominio di lor prender uolesse.Ma quella, che già tutta era d'intorneCoperta d'uua ben matura e bella,CLor diſſe: dunque ví credete ch'io,Che di tanta ricchezza allegra uiuoDe' frutti miei con mio grande ornamento,Onde il cielo e la terra in pregio m'haue,Poſſa ſi facilmente al ſuon piegarmiDe preghi vostri, benche d'onor pieni,Ch'io lasci di Natura un tanto dono,Che felice mi rende in ogni tempo;Per prender poi coſi noioſa cura,Che non mi laſci un dì uiuer contenta?Certo io ſarei da chi più mi conoſceTenuta pazza, ſe ciò far uoleßi,E lasciar le mie cose irsene a male,Attendendo à l'altrui con tanta noia.Gli arbori allhora dal gran tedio stanchiDel pregar lungamente indarno altrui;Si risolsero al fin d'andar al Pruno,E dar à lui questo supremo grado.Et ei, che ne di ſe, ne d'altri haueaCura, che punto l'annoiasse mai,Già tutto gonfio del concesso honoreStimando se maggior di quel, ch'egli era,Parlò ſuperbamente in cotal forma.Dunque, s io son Re vostro, a l'ombra miaCor-
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Cento favole morali de i più illustri antichi, & moderni autori greci, & latini ...
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