271DE GLI ARBORI, E DEL PRVNO.OLEAN d'accordo gli altri arbori tuttiChe l'Uliua di lor l'imperio hauesse:Ma quella, che di sua sorte contentaGià si viueua una tranquilla vita,Non volse acconsentir d'hauer tal carco;E così diſſe: ben pazza ſareiS'io, che de le mie frondi e grasse e belleSi, che son care a gli uomini, e a gli Dei,Ho sol la cura, che lieta mi rende;Volessi abbandonar le cose miePer macerarmi e giorno e notte sempreNe i tristi affanni de l'altrui gouerno.Però ponete, prego, in altra manoDi tal fatica l'importante peso.Così risolti al Fico se n'andaroPer dar à lui di tal honor la soma.Et ei rispose lor: mai cangiareiLa cura, c'hò de miei soaui frutti,Che uincon di dolcezza il flauo mele,E'l nettare, che in ciel gustan gli Dei,Per quell'affanno sopra ogni altro amaro,Che ſeco tien d'altrui regger la curaSotto il ſembiante d'un pregiato honore,Cosi da lui partendo senza fruttoGli arbori colmi di soverchio affannoDel trouar chi di ciò togliesse il carco
De-