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DELLA CERVIA, ET LA VITE.VGGENDO i cacciatori entrò la CeruiaD'una frondosa uite entro vna macchia,e sotto i rami suoi cheta s'ascoſe:Sì che ſcorrendo i cacciatori intornoSorte non ebber di poter vederla,E per trouarla in altra parte andaro.Ella veduto esser homai sicuraDa le mani di lor, ch'eran lontani,A paſcer cominciò di quelle foglie:E tante in breue ne mangiò, ch'alfineLa uite ne restò spogliata affatto,Onde tornando i cacciatori allhoraPer quel confine, e non essendo ascosaLa ceruia più da la ſpogliata uite,La uider toſto: & mentre ella ſeguiuaSenza ſospetto in ben ſatiarne il uentreLa saettar con un pungente strale,Che da l'un fianco à l'altro la trafisse.Cosi giungendo di sua uita al fineDisse fra ſe quell'infelice fiera.Ahi quanto di ragion mi uien la MorteSpogliando del uigor, che mi reggea,Poi ch'io medesma la cagion ne fui,Offendendo con mio non picciol dannoColei, ch'à l'ombra de le foglie sueLa cara uita mi saluò pur dianzi:
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