243DEL GATTO, E DEL GALLO.L Gatto entrato in vn cortiuo preſeUn Gallo, e disegnò di darli morteISotto alcun ragion euole protesto,Per mangiarſelo poi tutto à bell'agio,Per ciò le disse. Ahi scelerato adessoE' giunto il tempo, ond'io faccia uendettaDi mille offese, che facesti altrui.Tu la notte qual pazzo e canti e gridiSì che ſi deſta ogn un da l'importunoSuon de la uoce tua rauca e noiosa,e perde il ſoauißimo ripoſoDel dolce sonno, ch'ogni male oblia.Ond'ei rispose: anzi'l mio canto è quello,Che inuita à l'opre ogni mortal, che bramaMenar ſua uita da l'ocio lontana,Che d'ogni mal è padre; e gli ricordaA non marcirſi nelle pigre piume;Nè per ciò canto fuor di tempo mai.Soggiunse il Gatto allhor: bench'io potreiGettar à terra con ragion possenteQueste tue scuse uane, inutilmenteNon uoglio perder la fatica e'l tempo:Ma paßerò piu auanti rimembrandoL'altre tue colpe di castigo degne.E che dirai profano, scelerato,Incontinente, e di lussuria pieno,
S'io