241Che fin da prima disegnato hauea.E doue dianzi pur su l'acque à gallaDi par col topo hauea tenuto il corso,Riuolta in dietro sotto l'acque entrando,Tentaua trar quel miſerello al fondoPer diuorarlo poi che eſtinto ei foſſe.Ma quel, che dal timor e dal bisognoPrendeua di ualor doppio argomento,Tardi auueduto del nimico inganno,Arditamente e con possente lenaSi sostentaua; e risurgeua in modo,Che rendea uano il suo maluagio intento.Or mentre quella al fondo, al sommo questoSi ritraheua con egual valore,Nessun cedendo à le contrarie forze.Un nibio, che di là passaua à casoDa l'appetito de la fame trattoAmbo li prese; e per satiar di loroL'auido uentre, da la rana in prima,Che piu molle che'l topo hauea la pelle,Toſto ſi cominciò render ſatollo.Cosi talhor auien, che l'uomo iniquo,Ch'à far altrui si moue à torto offesa,A la uità, ò à l'onor tramando inganno,Primo nel fil del proprio laccio cade,E da la forte man giusta di DioColto con egual sorte insieme resta.Talhor prima à se nuoce, vn ch'altri offende.
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Cento favole morali de i più illustri antichi, & moderni autori greci, & latini ...
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