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Cento favole morali de i più illustri antichi, & moderni autori greci, & latini ...
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141DEL TOPO, ET DELLA RANA.N Topo già, c'hauea sommo disioDi passar d'un gran stagno à l'altra riuaL'acque profonde, in gran pensier si stauaD esporſi incerto al periglioſo guado.E mentre dubbio con tremante coreTentaua in ciò la piu sicura uia,Ecco lontan da mezo il largo humoreA lui tosto gridar con rauca uoce,Ch'ei l'aspettasse, una loquace Rana:Che allhor mirando gli atti, ch'ei facea,Haueua il fin del suo pensiero inteso:Et aprendosi il calle innanzi ogn'oraCon le man pronte, e rispingendo a dietroSpesso con ambo i piè la torbid'onda,A quello si conduße in un momento.e promettendo di prestarli aiuto,Come colei, che ben nuotar sapea,Lo perſuaſe di legarſi ſecoNe i piè di dietro à i ſuoi con certo filo,Che per tal opra à lui recato hauea.Onde il meschin, ch'allhor non intendeaQual fosse de l'astuta il cieco inganno,Cio fece; & seco à nuoto anch'ei si mise.Cosi di paro un pezzo entrar nell'acqueTranquillamente e senza alcun trauaglio.Ma quando al mezo del camin fur giuntiL'iniqua Rana a far si diede il tratto,1

Che