233DEL LEONE, ET LE RANE.ENTE il Leon gridar uerso la seraDentro un fosso lontan da la sua tanaImmensa copia di loquaci RaneCon tal romor, che rimbombaua intornoIl vicin bosco, e le campagne tutte,E stimando che qualche horribil mostro,Che nouo habitator di quelle ſelueFatto ſi foße, disfidar voleſſeLe paesane belue à cruda guerra,Per farsi ei sol Signor di quei confini,Vſci de la ſpelonca immantenenteCercando al ſuon, che gli feria l'orecchie,Con generoſo core e d'ardir pienoDel ſuo ſoſpetto la cagion fallace.Ma poi ch'ei fu da quel condotto in parte,Que ſcoperſe l'importuna ſchieraDe i piccioli animai, che'l gran romoreFormar potean con l'inſolente grido,Stupido tutto alfin ritenne il paſſo:E del ſuo proprio error tra ſe ſi riſe:E fatto accorto da l'inteſo effettoDal suo sospetto uan, disse in suo core.Stolto ch'io non credea, ch'un tanto gridoDi coſi picciol corpo uſcir poteſſe:Hor qual faria queſt'importuno ſtuoloD'animali ad ogni opra inetti e uiliStrepito
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Cento favole morali de i più illustri antichi, & moderni autori greci, & latini ...
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