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Cento favole morali de i più illustri antichi, & moderni autori greci, & latini ...
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La Testuggine allhor, che affatto ciecaResa era già dal suo folle appetito,Le rispose bramarlo oltra ogni stima;E che pensaua hauer appresa a pienoDel uolar l'arte dal camin già fattoFra l'ugne sue; ſi che laſciarla toſtoElla deuesse andar per l'aria a nuoto.Visto al fin l'ostinato suo pensieroL'Aquila, e uana ogni ragion con lei,Disse: dunque, se pur cotanto bramiL'opra tentar, ch'à te natura uieta,Adopra quanto puoi le mani e piedi,Poi che penne non hai per tal mistiero;Che ben ti conuerrà destra mostrarti,Se da periglio tal saluar ti dei.Ciò detto aperse di questo e quel piedeTosto gli artigli, & la diè in preda al fato.Cosi la miserella, che non haueL'ali leggiere, onde sostenga il pesoDel debil corpo suo terreno e graue,Sottosopra voltandosi al fin caddePrecipitoſa ſopra un duro ſaſſo;E ſchiacciata finì la uita e'l uolo.Così interuiene à chi nell'alte impreseDa se medesmo consigliar si vuole;Ne ſaggi da fede à le paroleDa buon discorso in sua salute spese.Merta ogni mal chi sprezza il buon consiglio.H 2

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