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Cento favole morali de i più illustri antichi, & moderni autori greci, & latini ...
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114LA TESTVGGINE, ET L'AQVILA.SA Testuggine vn vistosi pressoL'Aquila, che dal cielo era allhor ſceſa,#Per riposarsi sopra il uerde piano,Venne in gran voglia di poter volare,Per prouar quel piacer, chauer penſauaGli augelli di passar per l'aere à uolo.E tosto à pregar l'Aquila ſi diede,Che le piacesse d'indi trarla secoAi superni del cielo immensi campi,Per darle il modo, onde uolar poteße.Il generoso augel, che non uoleaAl ſuo ſciocco penſier dar argomentoDi ſua ruina, con parlar benignoCerco ritrarla da quel uan diſio,Mostrandole il pericolo imminente,Che deueua ſortir ſi uana impreſa.Ma non ualse ragion, che s adducesse,Per torla giù di quel cieco deſio,Che'l lume di ragion cacciaua al fondoSi che costretta da un pregar noiosoL'Aquila al fin per contentarla preseQuella ſu'l dorſo fra gli adunchi artigli;E quanto pote alto leuossi à uolo.Quindi scoprendo largamente intornoIn breue effigie i fiumi, i campi, e i monti,Sotto l'aspetto d'una altezza immensa,Le dimandò se allhor uolar uolea.

La