ne
dauaet
Et (quel che piu mi piace in esso) è tantoMansueto al veder, tanto gentile,Ch'à la mia uista non si moße punto;Anzi fermossi in atto humile e pioQuando mi uide, e mi diè gran baldanzaD'andargli presso; hauendo io gran desireDi meglio figurar suo bel sembiante.Ma l'altro, che di quello e uia minore,Due piedi ha solo, & una cresta in capoQual sangue roßa; e fieri occhi di foco;E ueste il dosso suo di negre penne.Hor questo tanto parmi empio e superbo,Che non ſi tosto da lontan mi ſcorſe,Che con orgoglio; qual non posso dirti,Due ali aprendo con acuto strido,Mi si fe incontra sì crudele e fiero,Che tutto allhor m'empì d'alto spauento.Jo dal timor, ch'ei non mi diuorasse,Mi posi in fuga: & ei mai non restoßiDi ſeguitarmi pien di gridi e rabbia.Per fin che saluo à te pur mi condussi.E questa è la cagion del mio spauento,De la mia fuga, e del mio tanto affanno.Allhor la madre, che ben chiaro inteseQuai fußer gli animai da lui descritti,In modo tale al suo figliuol rispose.Ahi come, figlio, tua semplicitadeTe stesso inganna; e non conosci anchora
Il
71