D'VN HVOMO, ET VN SATIRON huom di Villa e un Satiro siluestreD'assai stretta amicitia eran congiunti,Ma non però di conuersar frequente:Onde acciò piu creſceße il loro amoreCominciaro anco ad habitar insieme.Et sendo vn giorno à la campagna uscitiSù la ſtagion del piu gelato Verno;L'uom, che dal freddo hauea le man si morte,Che risentir non le poteua à pena,Speſſo col fiato rauuiuar ſoleaIl quasi spento in lor natio calore.E domandato dal compagno allhoraDe la cagion, perch'ei così facesse,Rispose, che col caldo, che gli vsciuaNel fiato fuor da la virtù del core,Daua ristoro à l'agghiacciate mani.Poi giunti al fine al consueto albergo,Sedero à mensa per cenar insieme:E d'una gran polenta, che dal focoPosta s'haueano allhor'allhora inanzi,A pascer cominciar le stanche membra.E mentre ad agio ogn un di lor mangiauaDel troppo caldo incominciato pasto;L'uomo col fiato à raffreddar ſi diede,Soffiando ogn'hor l'insopportabil cibo.Allhor di nouo il Satiro, c'haueaDa quello inteso, che scaldar: poteuaD2
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