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2 (1760) (1760)
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330 DELL'ENEIDELasciavano i lor voti, e le lor vestiA questo Dio de' laurenti appese.Non ebbero i trojani a questo sacroPiu ch'a gli altri profani arbori, o sterpiAlcun riguardo. Onde con gli altri tuttiLo distirpar; perche netto, e speditoRestasse il campo al marziale incontro.De l'oleastro in loco, era cadutaL'asta d'Enea, qui l'impeto la trasse,Qui si tenea tra le sue barbe infissa:E qui per ricovrarla il teucro duceChinoſſi, e per far pruova, ſe con eſſaLanciando, lo fermasse almen da lunge,Poich' appressar correndo no'l potea.Allor per tema in se Turno confuso,Abbi Fauno di me cura, e pietate,(Disse pregando) e tu benigna terraSii del suo ferro a mio scampo tenace,Se i vostri sagrifizj, e i vostri onoriIo mai sempre curai, che pur da' frigSon così vilipesi, e profanati.Ciò disse, e non fu'l detto, e'l voto in vano,Ch'Enea molta fatica, e molto indugioMise intorno al suo telo, ne con forza,