LIBRO DUODECIMO. 305Ne gir per terra; Acate, e Memmo, e Gìa,E Timbreo gli affrontaro: e ciascun d'essiAtterrò'l suo. Cadde Tolunnio appresso,L'Augure, che primiero il dardo trasseNel turbar de l'accordo. Al suo cadereTutto in un tempo empiessi il ciel di grida,La campagna di polve: e volti in fugaSe ne giro i latini. Enea ſdegnandoE di seguire, e d'incontrar qual fossePedone, o cavalier, che o lunge, o pressoDi provocarlo, e di ferirlo osasse.Sol di Turno cercando iva per entroQuella densa caligine, e'l suo nomeSolamente gridando; a la battagliaLo disfidava. Impaurita, e mestaDi ciò Juturna la virago arditaTosto di Turno al carro appropinquossi,E giu Metisco il suo fedele aurigaSubito trabocconne. Ed ella in vece,E'n sembianza di lui, lui stesso al corpo,A l'armi, a la favella, ad ogni motoRassomigliando, in seggio vi si pose,E ne prese le redine, e lo resse.Qual ne va negra rondine aliandoV iij
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