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2 (1760) (1760)
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249
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LIBRO UNDECIMO. 249Dismontò da cavallo, e ver lui disse:Turno, se degnamente uom forte ardisceIo mi rincoro, e ti prometto io solaDi gire a i cavalier toscani incontro.Lascia me col mio stuolo assalir primaLa trojana oste, e che primiera io traggaDi questa pugna, e de' tuoi rischj un saggio;E tu qui co pedoni a piè rimantiA guardia de la terra. A tal propostaTurno ne la terribile viragoGli occhj fissando: o de l'Italia (disse)Ornamento, e sostegno. E di che lodeE di che premio al tuo gran merto egualeRistorar ti poss'io? Ma (poiche cosaNon è, che la pareggi) abbi famosaGuerriera in grado, ch'io con te compartaQuesta fatica. Enea, come dal gridoAvemo e da le ſpie fin qui ritratto,Spinte ha le schiere de' cavalli avantiPer batter la campagna: ed egli altrondePreſa la via del monte; per alpeſtroSentiero a la città di sopra al giogoVien con l'altre sue genti. Il mio disegnoE fargli agguato, collocarmi appresso