248DELL'ENEIDEPorta i begli occhj lagrimoſi, e chini.Seguon le madri; e d'odorati incensiVaporando il delubro, in flebil vocePregano in su la soglia ArmipotenteTritonia, tu che puoi, la possa, e l'armiFrangi al frigio ladrone, e di tua manoAnciſo in ſu la porta ne lo ſtendi.Esso Re Turno da la furia spintoRicorre a l'armi: e di squammoso acciajo;E d'or gia tutto orribile, e splendente;Cinto di brando, e sol del capo ignudoLieto mostrossi, e di speranza altieroDi vedere il nemico. E'n quella guisaDa la rocca ſcendea, che da preſepSciolto destriero eſce ruzzando in campo;O ch'amor di giumente, o che vaghezzaDi verde prato, o pur deſio lo traggaDel noto fiume, che s buffando freme,E ringhia e drizza il collo, e quassa il crine.A l'uscir de la porta, ecco davantiGli ſi ſa co' ſuoi volſci cavalieriLa vergine Camilla. E siccom'eraNon men gentil, che valorosa, e bella,Tosto che l'incontrò con tutti i suoi
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