230DELL'ENEIDEE non col nostro. In ciò Drance aggravandoVie piu le cose come a Turno infesto,Attestando dicea, che sol con TurnoVolea briga il trojano. E che sol'essoEra a pugna con lui cerco, e chiamato.Altri d'altro parere, altre ragioniDicean per Turno: e'l gran nome d'Amata,E'l suo favore, e di lui stesso il mertoCon la fama de' suoi tanti trofeiSostenean la sua causa. Ed ecco intanto,Che così ſi tumultua, e ſi travagliaMesti sopravenir gl'imbasciadori,Ch'in Arpi a Diomede avean mandati,E riportar, che le fatiche, e i passiAvean perduti. Che ne dono alcuno,Ne promesse, ne preci, ne ragioniFuron bastanti ad impetrar soccorso,Ne da lui, ne da' suoi. Ch'era d'altrondeDi mestiero a' latini avere altr'armi,O trattar co'nemici accordo, e pace.Gran cordoglio sentinne, e gran rammarcoNe fece il Re Latino. E ben conobbe,Che manifestamente Enea da' fatiEra portato. E via piu manifesta
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