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2 (1760) (1760)
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195
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LIBRO DECIMO.Indi ancor egli motteggiollo, e disse:A te ne paventosi, ne restiiSon gia Lucago stati i tuoi cavalli.Tu da te stesso un bel salto ai presoFuor del tuo carro. E ciò detto, a i destrieriDiè di piglio. Il suo frate uscito in tantoDal carro stesso, umìle, e disarmatoStendea le palme in tal guisa pregando:Deh per lo tuo valore, e per coloro,Che ti fer tale, abbi di me signorePietà, che supplicando in don ti chieggioQuesta misera vita. E seguitandoLa sua preghiera, a lui rispose Enea:Tu non ai gia così dianzi abbajato.Muori; e morendo il tuo frate accompagna;E con queste parole il ferro spinse,E gli aprì il petto, e l'alma ne disciolse.Mentre così per la campagna EneaStrage facendo, e di torrente in guisa,E di tempesta, infuriando scorre;Ascanio, e la trojana gioventuteIndarno entro a le mura assediataSaltano in campo, ed a Giunone intantoCosì Giove favella: o mia dilettaNi

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