LIBRO DECIMO.Ti laſcio, o che la piena in alcun foſſoTi tragga, o che nel fiume, o che nel mareA i famelici pesci esca ti mandi.Indi muove in un tempo incontro a Lica,E segue Antèo, che ne le prime schiereEran di Turno; assaglie il forte Numa,Fere il biondo Camerte. Era CamerteFiglio a Volscente, generoso germeDel magnanimo padre, e de' piu ricchiD'Ausonia tutta: in quel tempo reggeaLa taciturna Amicla. In quella guisaChe si dice Egeon con cento braccia,E cento mani da cinquanta boccheFiamme spirando, e da cinquanta pettiEsser gia stato col gran Giove a fronte,Quando contra i suoi folgori, e i suoi tuoniCon altrettante ſpade, ed altrettantiScudi tonava, e folgorava anch'egli:In quella stessa, Enea per tutto 'l campoPoich'una volta il suo ferro fu caldoContra tutti vincendo infuriossi.Ecco Nifeo ſu quattro corridoriSi vede avanti, e contra gli si spinge.Sì ruinoso, e tal fa lor fremendoTomo Secondo.
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