DELL'ENEIDE176De' suoi teucri atterrando. E lor non valseNe d'Ercole aver l'armi, ne le bracciaD'erculea forza, ne che gia MelampoLor padre in compagnia d'Ercole fosseAllor che de la terra a soffrir ebbeI duri affanni. A Faro un dardo trasseMentre gridando, e milantando incontraGli ſi facea. Colpillo in bocca a puntoSì che la chiuse, e l'acchetò per sempre.E tu Cidon per le sue mani estintoMiſero giacereſti a Clitio appreſſoTuo nuovo amore, a cui de' primi fioriEran le guancie colorite a pena;Ne piu stato saresti esca a gli amoriDe' suoi simili, onde mai sempre ardevi,Se non che de' fratelli ebbe una ſchieraSubitamente adosso. Eran costoroSette figlj di Forco, e sette dardiGli avventaro in un tempo: altri de' qualiDa l'elmo, e da lo scudo risospinti,Altri furon da Venere sbattutiSì; ch'o vani, o leggieri il corpo a penaLeccar passando. In questo Enea rivoltoDammi (disse ad Acate) de gl'intrisi
Nel