158 DELL'ENEIDEE de gl'inferni; qual può senno, o forzaA Giove opporsi, o far nuovo destino?Ch'io non vo'dir de le combuste naviSu la spiaggia ericina, ne de' venti,Che'l Re spinse d'Eolia a tempestarle;Ne d'Iri, che di qui fu gia mandataPer darle al foco. Infin da l'AcheronteTratte ha le furie (questa sol mancavaParte de l'universo non tentataA lor offesa) d'Acheronte dicoHa tratta Aletto a ſuſcitar l'ItaliaIncontr'a loro. Or signor mio non curoPiu d'altro imperio. Io lo sperava allora,Ch'era piu fortunata: imperi, e vincaOr chi t'aggrada. E s'anco non è locoNel mondo ove a la tua dura consortePiaccia, che sian questi infelici accolti;Per l'incendio, signor, per la ruina,E per la solitudine ti pregoDe la mia Troja, che ritrar mi lasciSalvo da questa guerra Ascanio almeno.Lasciami padre mio questo nipoteMantener vivo. E se ne vada EneaRamingo ovunque il mare, o la fortuna
Einzelbild herunterladen
verfügbare Breiten