LIBRO NONO.Mandano i frigj, che son chiusi in gabbiaA i rutoli signor de la campagna.Questo sol disse Ascanio. Ed al suo colpoLe grida i teucri, e gl'animi in uno tempoAl cielo alzaro. Era il crinito ApolloQuando ciò fu ne la celeste piaggiaSovra una nube assiso. E d'alto il campoScorgendo de' trojani, e de gli ausonj,Come vede ogni cosa, visto il colpoDel vincitore arciero, in ver lui disse:Ahi buon fanciullo, in cui virtù s'avanza,Così vassi a le stelle. Or ben tu mostriChe da gli Dii sei nato, e ch'altri DiiNasceranno da te. Tu sei ben degno,Ch'ogni guerra che'l fato ancor minacciA la caſa d'Aſſaraco s'acqueti,Per tua grandezza: a cui Troja è minoreSì, che gia non ti cape. E così dettoSi fendè l'aura avanti, e ver la terraCalossi, trasmutossi, e come fusseIl vecchio Bute al giovine accostossi.Fu Bute in prima del dardanio AnchiseValletto d'arme, e cameriero, e paggioE poscia per custode, e per compagno
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