LIBRO NONO.Son piu degni i tuoi giorni, e si perch'ioAggia chi dopo me, se non con l'armeAlmen con l'oro il mio corpo ricovre,E lo ricuopra. E s'ancor ciò m'è tolto,Alfin sia chi d' essequie, e di sepolcroLontan m'onori. Oltre di ciò cagioneEsser non deggio a tua madre infeliceD'un dolor tanto: a tua madre, che solaDi tante donne, ha di seguirti osato,I commodi ſpregiando, e la quieteDe la città d'Aceste. A ciò di nuovoEurialo rispose: indarno adduciSì vane scuse: ed io gia fermo, e saldoNel proposito mio, pensier non muto.Affrettianci a l'impresa. E così dettoDestò le sentinelle, e le riposeIn vece loro: e l'uno, e l'altro insiemeSe ne partiro, e ne la reggia andaro.Tutti gli altri animali avean dormendoSovra la terra oblìo, tregua, e riposoDa le fatiche, e da gli affanni loro.I teucri condottieri, e gli altri eletti,Che de la guerra avean l'imperio, e'l carco,S'erano, e de la guerra, e de la sommaHij
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