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2 (1760) (1760)
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22
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22 DELL'ENEIDEDe le tre dire Furie una è costei,Cui son l'ire, i dannaggj, i tradimenti,Le guerre, le discordie, le ruine,Ogn'empio ufficio, ogni mal'opra a core.E tale un mostro; in tanti, e così fieriSembianti si trasmuta; e de' serpenti tetra copia le germoglia intorno;Che Pluto, e le tartaree ſorelleSue stesse in odio, ed in fastidio l'hanno.Giunon le parla. E via più co' ſuoi dettiIn tal guisa l'accende. O de la nottePossente figlia, io, per mio proprio affettoPer onor del mio nume, per ſalvezzaDe la mia fama un tuo servigio agogno.Adoprati per me, che mal mio gradoQuesto trojano Enea del Re LatinoGenero non divenga, e nel suo regnoCon gran mio pregiudizio non s'annidi.Tu puoi (volendo) armar l'un contra l'altroI concordi fratelli. Odii, e zizanieSeminar tra congiunti, e per le caseCon mill'arti nocendo, in mille guiseInfra mortali indur morti, e ruine.Scuoti il fecondo petto, e le sue forze