EIL
LIBRO SETTIMO.D'ostro, e di seta ricamati, e d'oro.E d'or le ghiere, e d'or le borchie, e i freni.Al trojan duce assente un carro invìaCon due cor$ier, ch'eran di quei del $oleGenerosi bastardi. E vampa, e focoSbruffavan per le nari. Al sol suo padreLa razza ne furò la scaltra CirceAllor, ch'a l'incantate sue giumenteEto, e Piroo, furtivamente impose.Tali, in ſu tai cavalli, alteramenteTornando i teucri al teucro duce, allegrePortar novelle, e parentela, e pace.Ed ecco, che di Grecia uscendo, e d'ArgoL'empia moglie di Giove, alto da terraSospesa infin dal sicolo Pachino,Vide i legni trojani, e vide EneaCon tutti i suoi, che lieto, e fuor del mareE secur de la terra incominciavaD'alzar gli alberghi, e di fondar le muraGià d'un'altr' Ilio; e punta il cor di dogliaSquassando il capo: ah (disse) a me pur troppoNemica razza! Ah troppo a' fati mieiFati de' frigj avversi. E forse estintiFur ne' campi sigèi. Forse potutiBi