DELL'ENEIDEE ſepoltura alteramente eretta.Indi gia fatto il mar tranquillo, e queto,Spiegar le vele a' venti, e i venti al corsoEran secondi: e'n su'l calar del soleLa luna, che sorgea lucente, e piena,Chiare l'onde facea tremole, e crespe.Uscir del porto: e pria rasero i liti,Ove Circe del sol la ricca figliaGode felice: e mai ſempre cantandoSoavemente al periglioso varcoDe le sue selve i peregrini invita.E de la reggia, ove tessendo stassiLe ricche tele, con l'arguto ſuono,Che fan le ſpuole, e i pettini, e i telari,E co' fuochi de' cedri, e de' ginepriPorge lunge la notte indizio, e lume.Quinci là verso il dì lontano udissiRuggir leoni, urlar lupi, adirarsi,E fremire, e grugnire orsi, e cignali,Ch'eran uomini in prima. E'n queste formeDa lei con erbe, e con malìe cangiatiGiacean di ferri, e di ferrate sbarreNe le sue stalle incatenati, e chiusi.E perche ciò non avvenisse a i teucri,
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