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Gabinetto armonico pieno d'instrumenti sonori
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R 64 &c.Plinio però riserì nel lib. 7. cap. 50., che Martia inventòI uso di tale Istromento, dopo avere trovato in un Fiume il Flautogettatovi da Minerva.XXI.Flauto Traverſier.LFlauto sopradetto un'altro se ne può aggiungere, dettoTraversier dagl'Alemanni, lungo palmi tre in circa, edACanale quasi ugualmente steso, ha buchi sette verso il fine, eduno vicino al principio, a cui si applica la bocca per animarlocol siato, e si tiene come si vede nella figura sotto questo numero esposta indicante un Soldato in atto di suonarlo, perchèsogliono principalmente usarlo li Soldati Tedeschi, e accompa-gnare con esso il suono del Tamburro, fece menzione di tal'Istromento Giacomo de Vitriaco Cardinale lib. 3. hist. orient.; solebantenim sibi facere nomen cum tubis calamellis, fistula dicitur à nostris,quia in bello etiamnum utuntur Helvetti, onde si dice tal Ciufolo fistulatorius calamus.Suole questo dirsi, ò destro, ò sinistro, secondo il mo-do, che si tiene nel suonarlo, poichè da alcuni si suona, te-nendosi steso verso la parte destra, ò vero verso la parte sini-stra. Parlò di esso lo Scaligero, riferito da Rosino lib. 5. cap. 11.e Aldo Manutio lib. 1. Epist. 4. così lo descrisse: Dexterae Tibiaerant, quae dextra histriones spectabant, sinistra scilicet spectatores,sinistrae contra, quae sinistra histriones dextra spectatores; opinor au-tem sinistras gravem sonum reddidiße, dexteras autem acutum; sini-strae enim ex ea arundinis parte fiebant, quae proxima Terrae nasci-tur, quae enim crassior sit, & foramen latius habebat, quam quae lon-ginquior à radice est, graviorem sonum reddat, necesse est dexteraautem à superiore arundinis parte fiebant. Ciò anche si afferma daPlinio lib. 16. cap. 36. Differivano anche nel suono per cagionedelli buchi, avendone aleuni due, altri trè; onde il suono sirendeva più grave, ora più acuto, e secondo li soggetti rappre-sentati nel Teatro si adoperavano le Tibie traverse, circa laquale diversità, si può leggere Rosino nel capo sopradetto, Ce-lio Rodigino, e Scaligero nel cap. 10. della Poetica. XXII.