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1 (1672)
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366
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GIOVANNI366ni Lanfranco non hebbe mai à pentirsi di lentezza di manoe d'ingegno; nè alcuno al tempo suo, fù, che conducesse l'opere grandi di più bella, e numerosa facilità, non apparendo-ui nè difficoltà d'inuentione, nè dubbio dl pennello; anzi mo-strò egli tanta franchezza, nè suoi colori, che ben parue la sor-te, e'l cielo gli dassero di franco il cognome, e l'ingegno. Spie-gò egli fin da primi anni, l'ali del suo bel genio alla pittura;poiche essendo fanciullo, dalla Città di Parma sua patria, tra-sferitosi à Piacenza in casa del Conte Horatio Scotti Marche-se di Montalbo, al seruigio di Paggio, cominciò Giouanni dase stesso à disegnare diuerse fantasie, nelle quali occupando sicontinuamente, lasciaua spesso il seruigio, nè contenere si po-teua di disegnare col carbone sino le mura, non che le carte.Nel qual modo hauendo egli formato il fregio d'vna camera,sfumato di chiaroscuro, più tosto con viuezza naturale, checon arte alcuna, sopraggiunto dal Conte, ed interrogato seegli haueua satto quel lauoro di carbone, Giouanni temendodi hauer bruttato il muro, non ardi rispondere; fin che quelSignore humanissimo l'asticurò, e gli diede animo à prosegui-re la pittura, accommodandolo con Agostino Carracci, chein quel tempo si trouaua à dipingere al seruigio del Duca Ra-nuccio. Essendosi educato sotto questo maestro, la primaopera che si vidde in publico di sua mano, fù il quadro dellaMadonna con alcuni Santi nella Chiesa di Santo Agostino diPiacenza. Accresceuasi in lui sempre più lo spirito, e l'habi-lità alla pittura; perche inuaghitosi de'modi del Correggio, di-segnaua, e coloriua le sue opere, e s'inuo gliò tanto della cupola del domo di Parma, che nè formò di coloretti vn piccio-lo modello, praticando l'vnione, e lo stile delle figure vedutedal sotto in su in i scorto. Imperoche come noi habbiamo vditodall'istesso Giouanni, non basta d'intender e la prospettiua, edi sapere con regola misurare le figure, in alto, se non sono ac-compagnate da vna certa gratia nel mouimento, che le rendaamabili, come osseruò molto bene il Correggio; li cui modiegli ritenne poi con tanta lode, quanta altro Pittore alcunohabbia conseguito. Morto Agostino, e cresciuto Giouannisopra

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