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T. 2 (1771)
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330 LA GERUSALEMMECXXII.Ben rimirò la fuga: or da lui chiedePietà, che n abbia cura e cortesia.E gli sovvien, che si promise in fedeSuo cavalier, quando da lei partia.Si drizza ov'ella fugge, ov'egli vedeIl piè del palafren segnar la via.Giunge ella intanto in chiusa opaca chiostra,Che a ſolitaria morte atta ſi moſtra.CXXIII.Piacquele assai che in quelle valli ombroseL orme sue erranti il caso abbia condutte.Quì scese dal destriero, e qui deposeE l'arco, e la faretra, e l'armi tutte:Arme infelici, disse, e vergognoseCh'usciste fuor della battaglia asciutte,Quì vi depongo: e qui sepolte state,Poichè l'ingiurie mie mal vendicate.CXXIV.Ah, ma non fia che fra tant' armi e tanteUna di sangue oggi si bagni almeno?S'ogni altro petto a voi par di diamante,Oserete piagar femminil seno;In questo mio, che vi sta nudo avante,I pregj vostri e le vittorie sieno.Tenero ai colpi è questo mio; ben salloAmor, che mai non vi saetta in fallo.

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