CANTO VIGESIMO.XCV.La magnanima Donna il destrier volseDove le genti distruggea quel crudo,E di due gran fendenti appieno il colse:Ferigli il fianco, e gli partì lo scudo.Grida il crudel, ch'all'abito raccolseChi costei fosse: ecco la putta, e 'l drudo.Meglio per te s avessi il fuso e l'ago,Che in tua difesa aver la spada e 'l Vago.XCVI.Quì tacque; e, di furor più che mai pieno,Drizzò percossa temeraria e feraCh'osò, rompendo ogn'arme, entrar nel senoChe de colpi d'Amor degno sol' era.Ella repente abbandonando il freno,Sembiante fa d'uom che languisca e pera.E ben sel vede il misero Odoardo,Mal fortunato difensor, non tardo.XCVII.Che far dee nel gran caso? ira e pietadeA varie parti in un tempo l'affretta.Questa, all'appoggio del suo ben che cade:Quella, a pigliar del percussor vendetta.Amore indifferente il persuadeChe non sia l'ira o la pietà negletta.Con la sinistra man corre al sostegno,L'altra ministra ei fa del suo disdegno.Tomo II.X
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