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T. 2 (1771)
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280
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280 LA GERUSALEMMECX.Sente la donna il cavalier che geme;E forza è pur che si conforti alquanto.Apri gli occhj, Tancredi, a queste estremeEsequie, grida, ch'io ti fo col pianto.Riguarda me, chè vuò venirne insiemeLa lunga strada, e vuò morirti accanto.Riguarda me: non ten fuggir sì presto.L ultimo don ch'io ti dimando è questo.CXI.Apre Tancredi gli occhj, e poi gli abbassaTorbidi e gravi: ed ella pur si lagna.Dice Vafrino a lei: questi non passa;Curisi adunque prima, e poi si piagna.Egli il disarma: ella tremante e lassaPorge la mano all'opere compagna.Mira, e tratta le piaghe, e di feruteGiudice esperta, spera indi salute.CXII.Vede che 'l mal dalla stanchezza nasce,E dagli umori in troppa copia sparti.Ma non ha, fuor che un velo, onde gli fasceLe sue ferite in sì solinghe parti.Amor le trova inusitate fasce,E di pictà le insegna insolite arti:Le asciugò con le chiome, e rilegollePur con le chiome che troncarsi volle;