CANTO DECIMONONO.CVII.Ma chè? squallido e scuro anco mi piaci;Anima bella, se quinci entro gire,S'odi il mio pianto, alle mie voglie audaciPerdona il furto, e 'l temerario ardire.Dalle pallide labbra i freddi bacj,Che più caldi sperai, vuò pur rapire.Parte torrò di sue ragioni a morte,Baciando queste labbra esangui e smorte.CVIII.Pietosa bocca, che solevi in vitaConsolar il mio duol di tue parole,Lecito sia ch'anzi la mia partitaD'alcun tuo caro bacio io mi console.E forse allor, s'era a cercarlo ardita,Quel davi tu, ch'ora convien che invole.Lecito sia ch'ora ti stringa, e poiVersi lo spirto mio fra i labbri tuoi.CIX.Raccogli tu l'anima mia seguace:Drizzala tu dove la tua sen gío.Così parla gemendo, e si disfaceQuasi per gli occhj, e par conversa in rio-Rivenne quegli a quell'umor vivace,E le languide labbra alquanto aprío:Aprì le labbra, e, con le luci chiuse,Un suo sospir con que' di lei confuse.Siv
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