CANTO DECIMOSESTO.LIII.Poi le risponde: Armida, assai mi pesaDi te; sì potess'io, come il farei,Del mal concetto ardor l'anima accesaSgombrarti; odj non son, nè sdegni i miei:Nè vuò vendetta: nè rammento offesa:Nè serva tu, nè tu nemica sei.Errasti, è vero, e trapassasti 1 modi,Ora gli amori esercitando, or gli odj.LIV.Ma che? son colpe umane, e colpe usate.Scuso la natia legge, il sesso, e gli anni.Anch'io parte fallii: se a me pietateNegar non vuò, non fia ch io te condanni.Fra le care memorie ed onorateMi sarai nelle gioje, e negli affanni:Sarò tuo cavalier, quanto concedeLa guerra d'Asia, e con l'onor la fede.LV.Deh! che del fallir nostro or qui sia il fine;E di nostre vergogne omai ti spiaccia:Ed in questo del mondo ermo confineLa memoria di lor sepolta giaccia.Sola, in Europa e nelle due vicineParti, fra l'opre mie questa si taccia.Deh non voler che segni ignobil fregioTua beltà, tuo valor, tuo sangue regio.L iij
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