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T. 2 (1771)
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139
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CANTO DECIMOQUINTO. 139XLVII.I duo' guerrieri, in loco ermo e selvaggioChiuso d'ombre, fermarsi a piè del monte:E come il Ciel rigò col novo raggioIl Sol, dell'aurea luce eterno fonte;Su su, gridaro entrambi, e 'l lor viaggioRicominciar con voglie ardite e pronte.Ma esce, non so donde, e s attraversaFiera serpendo orribile e diversa.XLVIII.Innalza d'oro squallido squamoseLe creste e'l capo, e gonfia il collo d'ira:Arde negli occhj; e le vie tutte ascoseTien sotto il ventre; e tosco e fumo spira.Or rientra in se stessa, or le nodoseRote distende, e sè dopo sè tira.Tal s'appresenta alla solita guarda;Nè però de' guerrieri i passi tarda.XLIX.Già Carlo il ferro stringe, e'l serpe assale:Ma l'altro grida a lui: che fai? che tente?Per isforzo di man, con arme tale,Vincer avvisi il difensor serpente?Egli scuote la verga aurea immortale,Sicchè la belva il sibilar ne sente:E impaurita al suon, fuggendo ratta,Lascia quel varco libero, e s'appiatta.